25 febbraio, 2017

I nerd della vecchia guardia

Prendo spunto da questo articolo; lo trovo diciamo somewhat interesting, e tuttavia da qui ho capito di NON essere un nerd. Nel senso che il Mercato è riuscito a corrompere pure quelli; i nerd "di una volta" si chiudevano in casa, dove si dedicavano in maniera insana alle loro fissazioni autistico/schizoidi (quali che fossero, anche roba completamente astrusa e fuori dalla realtà; invece oggi vanno "di moda" le serie tv e i videogiochi, e per i più hipster anche i fumetti), e non avrebbero mai ceduto a una robetta frivola come il merchandising. Il nerd "originario" non si identificava con il consumo, ma semmai con la fruizione dei contenuti a tema, che è già un altra cosa; parliamo di roba non monetizzabile come le wiki monotematiche, le interviste rare agli autori con le rivelazioni sul plot, cose così.

Ecco io sono nettamente un nerd di questo genere. Intendiamoci; un buon 10 euro (ma anche 25, toh) lo avrei mollato volentieri per una roba come la Deus Ex Bible (una roba che ha senso solo per i fan hardcore del vecchio videogame in questione), tuttavia non è un caso che un contenuto di questo tipo non è minimamente monetizzabile; appartiene proprio al genere di idoli sacri che un nerd "vecchio stile" ama alla follia. Invece ho speso soldi per prendere il recente libro su Deus Ex, che dalle poche pagine che ho letto non mi è piaciuto e non ho continuato a leggere. Questa precisazione l'ho fatta per dire che non è un discorso moralista (e pezzente) del tipo "la passione non si vende", che so benissimo essere una stronzata e infatti non è questo il punto.
La questione è proprio da un'altra parte.

Un videogioco come Deus Ex contiene una storyline notevolmente matura, tematiche toste prese dalla fantascienza e dal cyberpunk, i quali A LORO VOLTA attingono a piene mani da tematiche altrettanto toste, spaziando dalla sociologia alla filosofia, all'antropologia. Basterebbe leggere un qualsiasi racconto breve di Asimov per capirlo.
Allora alla fine la mia passione non si risolve nemmeno nello stesso Deus Ex, che certo è un ottimo prodotto, ma non sarebbe niente senza le audaci uscite narrative che sorreggono la trama - per capirci, roba come nemici che ti tirano fuori dialoghi infarciti di teorie del complotto, Intelligenze Artificiali che si dilettano nella filosofia illuminista, alleati saccenti che ti spiegano come funziona il mondo (e può benissimo applicarsi anche al mondo reale!) e robe così. Tutta roba che farebbe solo un cazzo così al videogiocatore medio (e ciò include anche i neo-nerd) portandolo a skippare i dialoghi, ma che su un nerd "vecchio stampo" come me hanno invece l'effetto di portarmi ad interessarmi direttamente delle spinose questioni sollevate da questi personaggi. E non sto parlando di astrazione e di esercizi teorici a fini di intrattenimento, sto esattamente dicendo che dopo aver giocato (ed essermi fissato come un nerd) a Deus Ex, mi sono conseguentemente fissato con le già menzionate materie, ma a livello di vita reale (filosofia, antropologia e compagnia cantante).

Dovrei precisare che non sto neanche facendo questo discorso per "mettermi sopra" ai nerd consumisti post-moderni, cioè, si certo mi considero superiore (altrimenti non avrei fatto questo discrimine e mi considererei esattamente come loro) ma la cosa per me non ha peso, cioè non ho bisogno di sentirmi superiore; è così e basta, alla fine volevo solo precisare che sono diverso da loro e mi sento escluso (e mi auto-escludo volentieri, ma di nuovo non per snobismo, giuro!) dalla comunità nerd attuale. Non per cattiveria da parte loro eh, non sto dicendo questo.

A differenza dei nerd "puramente" autistici (e massimo rispetto pure per loro: in fondo Bill Gates ha scritto la storia) non mi mancano le abilità sociali. È che non mi viene proprio voglia di impiegarle per conoscere gente che (lo ripeto per la 3a volta e giuro che è così!) non lo dico per snobismo e cattiveria, ma proprio non trovo interessante, in quanto più appassionati all'aspetto superficiale e consumistico dell' "essere nerd" che a quella che personalmente considero l'essenza.

24 febbraio, 2017

Sulla viziosità dell'Occidente, o riflessioni a scazzo annotate al volo

Nel mio lavoro avanzano un sacco di foglietti di carta, molti di più di quanti ne consumo per annotarmi le cose; per cui uso metterli da parte e riutilizzarli. Mettendoli insieme e spillandoli ci vengono fuori interi "quadernini" e piccoli bloc notes riciclati da poter usare per tutte le occasioni. Ad esempio quando stai sulla tazza del cesso, ti viene un intuizione geniale e non vuoi perderla con il defluire dello sciacquone.

25 gennaio, 2017

I poster, roba da teenager. O forse no


Nella mia stanza non ho mai avuto nessun poster. L'ho sempre deprecata come un usanza da giovani borghesi gne gne, peggio di quegli orribili scaffali pieni di fumetti (giapponesi, il che è un aggravante. Vanno bene Alan Moore, quello di 300 e di Sin City che ora non mi viene, AL LIMITE roba "eterosessuale" come Berserk e GTO) anzi,  fossi stato più ordinato mi avrebbe fatto piacere far sparire tutta la roba buttata ovunque e rendere l'ambiente spartano e minimal, come mi piace ammè, e come sarebbe piaciuto anche ad Epicuro e Lao Tzu. Non è detto che non accadrà, mi sono appena procurato un libro sul minimal lifestyle.

Sull'alienazione tecnologica

leggevo questo articolo
Ora, il sito non è esattamente Wired, ma pur nella sua semplicità generalista che rasenta la banalità a volte è possibile trarre degli spunti di ragionamento. Ad esempio su uscite come questa:

Le nuove tecnologie alla base della comunicazione digitale contemporanea ci fanno credere di essere meno isolati perché sempre connessi. Si tratta però dell'illusione di una reale intimità: i nostri profili online esistono in funzione del numero dei contatti, oggetti inanimati e intercambiabili che acuiscono il senso di solitudine.

18 dicembre, 2016

Breve storia del "perché la vita è un casino" e vale per tutti

Si arriva sulla faccia della terra senza il minimo preavviso, senza un libretto di istruzioni (per citare, mi pare fosse Gurdjeff), come disse Heidegger siamo "proiettati nel mondo".. e poi so' cazzi nostri.

30 novembre, 2016

Scuola di alfismo (in risposta)

Ho scritto questo post inizialmente come risposta a questo post, ma poi è iniziato a fiorire come un discorso abbastanza strutturato da avere "dignità" di post a sè stante, ed eccolo qui. È una di quelle occasioni in cui un piccolo pretesto mi permette di tirar fuori cose che ho capito da anni di esperienza più o meno diretta, ma non ho mai avuto l'occasione di esprimere al di là della semplice "messa in pratica".

08 novembre, 2016

Donare o non donare alla Wikipedia? Questo è il dilemma [di oggi]

Posto che la beneficienza non serve genericamente a un cazzo per i motivi quivi esposti, bisogna dire che le donazioni sono una cosa leggermente differente. Le donazioni, sia di iniziativa personale, sia attraverso piattaforme come Patreon sono ciò che permettono ad artisti ed autori indipendenti (ad es. blogger, "giornalisti" fuori dal sistema ecc.) in primo luogo di esistere, di sostenere la propria opera, i propri sforzi anche economici, continuando a fare quello che fanno senza subire la logica del mercato (che è sì cruciale per comprendere i rapporti umani, nessuno lo nega tranne magari i comunisti più esaltati e ideologizzati; ma almeno in certe cose farebbe bene a venire accantonata in favore di altri modelli di relazione più etici; specialmente quando si tratta di di esprimere la nostra umanità, o rischiamo di giocarcela in favore di un sistema, l'economia di mercato appunto, che alimenta solo se stesso e dell'umanità in-quanto-tale se ne fotte ampiamente. Di questo ne ha parlato ampiamente Fromm, quindi non vado oltre su questo tema).


Ora però c'è un caso particolare; la Wikipedia.

Comincio col dire che ho sentimenti contrastanti verso questo sito. In linea generale è un ottima idea, una pura espressione delle capacità di Internet "quando viene usato come Dio comanda", diciamo. Tanto da diventare quasi un sito-simbolo dell'internet, viene persino inserito nelle pagine principali di parecchi portali, strumenti web e dispositivi (ad esempio alcuni ebook readers hanno l'integrazione con Wikipedia). Tuttavia, nel corso degli anni di utilizzo ho avuto modo di saggiare la differenza grossolana che intercorre fra la qualità del servizio su wikipedia.en e il pressappochismo, parzialità, quando non proprio "dinamiche mafiose" che si vedono succedere su wikipedia.it, il che è molto fitting anche in termini di stereotipi razziali. Ma naturalmente sono solo stereotipi ed è solo un caso, certo. Mica gli italiani sono un branco di perdigiorno incapaci e mafiosi, noo, ma per carità di dio.

Un caso su tutti, quello di Aranzulla. Qui tutta la vicenda spiegata in maniera accurata, per la serie "giornalismo fatto come si deve". Qui un altro punto di vista sulla questione, così non dite che sono di parte. Leggete pure quello che preferite, ma la storia rimane la stessa e la Wikipedia italiana non ne esce bene.

Ora, io non sono addentro alle dinamiche politiche di Wikipedia.it, non conosco e non faccio parte della "cricca" che lo gestisce, e meno che mai lo desidero. Tutto quello che so, e che voglio esprimere pubblicamente a chiunque gliene freghi qualcosa, è che davanti alle pressanti richieste di elargizioni ogni volta che finisco sul sito (fosse anche "casualmente", dato che sta sempre in cima ai risultati di ricerca) rimango impassibile. Come quando un marocchino lavavetri, che non ha fatto assolutamente nulla per migliorare la società e il mondo in cui viviamo entrambi (a parte sporcarmi il vetro con l'acqua che non viene cambiata dai tempi di Pappagone) mi chiede la limòsina, come dicono qui. Il che vale esattamente anche per i terroni, non fraintendiamo.

Dunque, se avete un punto di vista diverso sulla questione, vi prego di espormelo. Vi dico solo che, se ci credessi davvero, darei donazioni leggendarie, non certo "due euro" e nemmeno venti euro, come chiedono loro. L'altro giorno ho visto che si è raggiunto il record di donazioni a uno Youtuber, a Yotobi hanno donato (mi pare) 100 euro. Se ci credessi davvero nella causa di Wikipedia, 100 euro all'anno lo considererei proprio il minimo, non solo per me ma per tutti gli utenti (poi certo, dipenderebbe dalle nostre disponibilità economiche relative).
Allora se conoscete una ragione per la quale dovrei donare, a fronte del fatto che wikipedia.it fa evidentemente schifo per i motivi sopra esposti, parlate ora o tacete per sempre.

Ci sarebbe anche un'altra soluzione; magari sarebbe possibile fare donazioni "localizzate", cioè donare soldi con la riserva che vengano impiegati solo per mantenere la versione inglese - o al massimo di tutte le lingue maggiori, e solo quelle. No perchè oltretutto non mi va che quei soldi vadano a mantenere anche la versione sarda, aragonese e porcodianica. Ecco, sono questo genere di stronzate che lo mostrano come un sito assai poco serio, non certo uno sul quale valga la pena di fare donazioni spontanee. Conosco modi migliori di buttare i miei soldi, pur "investendo sulla cultura"*. Cosa che comunque dovrebbe fare il porcodio del governo, e non io privato cittadino.
*[Ad esempio comprare i libri di Amleto de Silva].

Un altra idea carina sarebbe che ogni localizzazione della wikipedia sarebbe tenuta ad autosostenersi economicamente. Vuoi fare il ganzo e scrivere la wikipedia in siciliano? Bene, ma oltre allo "sforzo intellettuale" verranno conteggiate le spese di manutenzione per tenere sui server il tuo oh, così importante contributo culturale all'umanità, e tu e i tuoi amichetti dell'isola vulcanica sarete tenuti ad accollarvelo. Una specie di federalismo economico; considerato quanto i terroni sono a) pezzenti di merda b) interessati alla cultura, e persino ad investire nella cultura!!! HAAA! Questa è grossa!!!!

Vedrai allora come sparirebbero tutte queste varianti inutili, riducendo di conseguenza anche le spese di manutenzione superflue. Ma d'altro canto, io non faccio parte della cricca, quindi le mie proposte per la democraticissima wikipedia lasciano il tempo che trovano. Cosa che se ci pensate ha un sapore grillesco.